Psicologia del lutto

31 Gen, 2020

    La parola lutto deriva dal tema “lugere” che significa piangere. È un sentimento profondo di sconforto che si prova con la perdita di una persona cara. Questo sentimento può avere diverse e più o meno intense ed eclatanti manifestazioni, può oscillare da una forma più vistosa ad una forma più controllata e distaccata. Queste manifestazioni dipendono dalla personalità, dal carattere e dalla formazione culturale del soggetto e dal legame intercorso fra la persona scomparsa e il soggetto colpito dalla perdita. Provare dolore è giusto. Come tutti gli esseri viventi, non si può sfuggire alla sofferenza causata dalla perdita che ti riserva l’esistenza, siano esse perdite previste o inattese. Si tratta di grandi ferite affettive, ferite che come definiva Jean Monbourguette, filosofo canadese, vissuto a cavallo del XX e XXI secolo, “raggiungono le radici della nostra esistenza e personalità”. Subito dopo una perdita si avverte uno shock improvviso, un disorientamento, un caos emotivo, intellettivo e comportamentale. Ci si sente inadeguati, riaffiorano sensi di colpa, si avverte nostalgia del passato, l’ansia prende il sopravvento. Non giudicarti e non attaccarti per quello che stai provando. Non devi vergognarti dei tuoi sentimenti. Se ignori il dolore, quest’ultimo diventerà sempre più grande e finirà con lo schiacciarti. Provare dolore è umano, ma è disumano permettergli di annientarci. Il dolore non va ignorato, bisogna prendersi il proprio tempo “per soffrire il dolore”. Non ascoltare le altre opinioni delle persone, specie quelle che ti sono lontane, che ti dicono che il dolore andrà via velocemente se lo ignori, di evitare di pensare alla persona cara per non rivivere sempre gli stessi ricordi. La nostra società ci propone dei modelli comportamentali di assoluta potenza, superiorità, facendoci credere che siamo eterni. E’ per questo che si dà maggiore certezza ad un evento luttuoso perché siamo ormai abituati a considerare l’evidenza della cosa per via del nostro attaccamento alle cose materiali. Non dobbiamo fermarci a questo, ma dobbiamo cercare di recuperare energia emotiva per reinvestire in nuove relazioni affettive. Come in tutte le esperienze negative si trae insegnamento, da un forte dolore può e deve scaturire una reazione opposta e contrastante. Il filosofo e scrittore inglese Albert Camus scriveva che “i turbamenti dell’animo umano di fronte all’esistenza provocano un divorzio tra l’uomo e la sua vita, che all’inizio sembra diventare una realtà. Ma con il tempo, attraverso la presa di coscienza della sua inconsistenza e della sua assurdità, si possono aprire nuovi orizzonti. L’assurdo è penoso, mentre la presa di coscienza è uno stimolo intellettuale”. Nel momento in cui perdiamo una persona cara dovremmo subito pensare a quante altre relazioni potevamo realizzare ma per mancanza di tempo non lo abbiamo fatto. Riflettiamo su quanto la nostra vita sia frenetica e a volte anche fine a sé stessa, per certi versi inconcludente. Nell’immediatezza del lutto bisogna circondarsi di persone con le quali si ha un’affinità elettiva, persone che ci conoscono profondamente, perché, solo l’affetto di chi ci capisce e di chi ci conosce intimamente, è nutrimento per la nostra anima. Con un lutto la perdita è molteplice: si perde parte del presente e parte del passato e soprattutto si rischia di perdere il futuro se non riorganizziamo la nostra esperienza nell’assenza e nel ricordo di chi ha lasciati. Non c’è un modo giusto o sbagliato di vivere un lutto, e neppure un lasso di tempo più o meno lungo per farlo. È fondamentale non rimuovere i ricordi del passato affinché possano diventare parte integrante “di chi sei e chi vorrai diventare”. Nei momenti di riunione con gli altri non perdere l’occasione di parlare della persona cara che hai perso, del suo carattere, della sua personalità, delle cose belle realizzate, anche dei suoi difetti, non temere, manterrai così vivo il suo ricordo negli altri, creando così una “nuova normalità”. Anzi da questo anche gli altri impareranno a conoscerla meglio e magari a rivalutarla. Cerca di creare dei ricordi condivisi, nei quali onorare la persona che non c’è più. Nel tempo che ti rimane, vivi la vita nel modo che renderebbe orgogliosa la persona che amavi, cerca di perseguire i suoi ideali, cerca di realizzare i progetti che avrebbe voluto realizzare o i progetti che avevate sognato insieme. La realizzazione te la farà sentire vicina!